domenica 6 settembre 2020

Fata


Fata del nulla in un oblio intellettuale, schiava di un tempo che ti fa il verso e non riesce a fermare il tuo continuo vacillare. Sei specchio senz'anima, sei solo apparenza e il vuoto che senti è antipasto di un desinare fatto di vaneggiamenti. 

La tua età e il tuo volto riflettono un acume che non hai e a cui non brami e ti guardo mentire a te stessa, agli anni e allo specchio. Assurda ti specchi in vetrine di luce fredda e compiaciuta ti ammiri. Sei povera dentro, come una vecchia senza prole si inventa materna tu fingi di essere ciò che non sei e che mai sarai.

Amaramente temo di somigliarti e, come la brezza in autunno denuda un albero dalle foglie secche, lascio che il vento mi spogli da questa malsana sensazione di non essere sostanza ma solo superficie. 

Non so se verrà un tempo in cui riderai di te stessa, della tua apatica vanità e di ciò che credevi di mostrare. Tu non sei nulla se non una scritta sulla sabbia che un'onda cancellerà prima di immergersi nel profondo che a te manca.



lunedì 20 maggio 2019

Oggi



Stanca primavera senza luce né ombre, rispecchi la mente malata di una società liquida ormai alla deriva. Le azioni hanno lasciato il posto a una navigazione esoterica in mondi ignoti in cui viviamo senza sollevare la testa dallo schermo.

Oggi siamo questo; una civiltà sul viale del tramonto che sfoggia sorrisi da un monitor e finge di essere ciò che non è. Parole senza suono e amici al di là dello schermo di cui non conosciamo neanche il volto. Assoluto e sconcerto, esposti in pensieri senza forma e privi di grammatica. Tramandiamo un neologismo asettico di un mondo fatto di latta  a chi dopo di noi non troverà che etere. Imbottigliati in un'autostrada senza fine, soffriamo di mali penosi senza sapere che il dolore più grande è il non vivere.

Questo lasciamo ai posteri. Una raccolta umida di secche frasi copiate da profili di ombre che non esistono. Ciò siamo. Raccolte di pensieri che non pensano e di segnali senza uscita in una strada a senso unico. Uno e nessuno. Siamo uguali, benché abbigliati con i colori più sgargianti, replicanti di un grigio senza umanità e privo d'anima. Anche la primavera è stanca e si lascia circondare di noia senza sorrisi. Amiamo, ridiamo e ci perdiamo senza avere mai vissuto.  Poveri naviganti in un mare d'oblio anneghiamo lenti in un limbo di inutili parole uguali e costanti che ci relegano a uomini privi di vita; schiavi senza catene e prigionieri dietro sbarre di vuoto fieri di esistere in un mondo fatto di nulla.

mercoledì 15 maggio 2019

LA BURATTINAIA

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Padri

Vecchio e stanco, ti guardo e non vedo più te. Non sei nei giornalini, nei sorrisi nascosti e nei ragionamenti irragionevoli; sei in un fragile uomo che mentre si allontana sento sempre più vicino. Ora vorrei tornare indietro, afferrare la tua mano e dirti che ti amavo anche se non eri perfetto. Vorrei stingerti a me come tu non eri capace di fare e dirti che mi andavi bene così, senza l’aurea perfetta di chi sa tutto ma trema di una paura bambina mentre cerca di impersonare una figura che non gli appartiene. Siamo qua io e te e per la legge del contrappasso sono io oggi la più forte. Ti darò il mio braccio a cui reggerti mentre gli anni ti consumano, moltiplicandosi ingiustamente. Lascio scorrere il nostro ultimo tempo e guardando i tuoi occhi così simili ai miei mi preparo al giorno in cui tu ti allontanerai senza più voltarti indietro.

Chiesa

Senz’ali, sepolto in un corpo bambino attiri carriere, sermoni e preghiere.
Non sei più la stessa, sei vuota sei muta e ormai troppo indietro per creare proseliti oltre a vecchie comari.
Hai tutto; denari, ricchezze reliquie e dolore ma serbi il potere nei tuoi forzieri.
Sei santa sei pia ma non sei più su Pietra.
Sei ricca, dorata e ricoperta di lustro ma il marcio che hai dentro ha marcito il suo frutto.

Burrasca e vulcano

Non c’è spazio al dolore nel tuo cuore di padre al timone di una barca in un mare in burrasca. Non c’è sete, né vento che ti possa scalfire o anche solo ferire.
Tu sei scudo e sei perno nella grossa caldera d’infuocata quiescenza. Chissà se in un tempo nascosto nel buio c’è spazio per un cedimento, un secondo di pianto, un tremore o sconcerto. Chissà se la sera ti chiedi perché questo piombo nel cuore è toccato a te.
Tu sei forte, perenne e non cadi o barcolli. Non maledici la sorte né ti vesti di nero. In un mondo di eroi sei tu il primo guerriero senza lancia né spada che indomito e fiero cambia rotta al destino e con un carico immenso riprende il cammino.

Circo scomposto

Peregriniamo in uno spazio liquido di tempo che scorre e non lascia che neve pisciata dai cani.

Vaghiamo tra marionette sconvolte e pagliacci con sguardi crudeli che ingoiano melma, sfoggiano sorrisi, danzando seguendo l'andamento del vento.

Volteggiamo come farfalle ma siamo vermi striscianti muniti di ali.

Dietro sguardi benigni nascondiamo pensieri corrotti. 

Il cielo ironico finge sereno e ci vomita addosso tempesta. Non c'è soluzione, né modo né spazio per mutare il ciclo continuo del tempo.

Un circo scomposto di osceni pagliacci che urlano e vagano identici a spettri grondanti di sangue; perdiamo la bava sulla scia di marionette danarose, alimentando il giro d'affari di questo spregevole circo.

Fata

Fata del nulla in un oblio intellettuale, schiava di un tempo che ti fa il verso e non riesce a fermare il tuo continuo vacillare. Sei specc...